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In occasione dell'Anno Sacerdotale indetto da Benedetto XVI il 19 giugno 2009 per i 150 anni dalla morte del S. Curato d'Ars, le nostre catechesi del sabato sera, sotto la guida di P. Raffaele, si sono orientate alla conoscenza della vita e delle opere di Santi sacerdoti, che con la loro testimonianza di fede illuminano i nostri passi sulla via della santità. Questa sera a me è stato affidato il compito di parlare di un grande personaggio: il Papa Giovanni Paolo II e mi accingo a farlo con grande emozione e molta umiltà, ben consapevole dell'impossibilità di riuscire a racchiudere in uno spazio di tempo così limitato tutta la grandezza di questo personaggio. G.P.II è stato giustamente definito "il Papa che non muore"; la sua immagine è ancora viva nel cuore e nella mente di ciascuno di noi, come dimenticare il suo sorriso cordiale e accattivante, il suo sguardo trasparente e profondo, la sua voce, il suo simpatico accento, le sue parole che sapevano trasmettere con paterna accoglienza tutto l'amore di Dio, come dimenticare il suo carisma, la sua umanità, la sua instancabile vitalità, ma anche la sua simpatia e infine la sua grande sofferenza; ne è testimonianza l'immensa folla che ha accompagnato la sua morte e continua ancora oggi ad andare a visitare la sua tomba in un colloquio pieno di mistero,di vita e di amore. G.P. II sarà ricordato non solo come un grande Pontefice ma anche come un grande protagonista della storia contemporanea, e ciò non solo per aver lasciato in eredità al mondo cattolico una Chiesa profondamente diversa da quella che gli era stata affidata nell'ottobre del 1978, ma anche per i significativi cambiamenti mondiali ai quali ha partecipato e dei quali è stato spesso ispiratore, oltre che per le sfide del dialogo interreligioso, nell'impegno per la pace e per il suo luminoso cammino di santità. Il suo Pontificato ha contribuito alla caduta del comunismo nei paesi dell'Europa dell'Est, ha denunciato, senza paura, gli idoli del capitalismo, ha orientato innumerevoli uomini e donne verso Cristo, ha accresciuto nel mondo la visibilità della Chiesa più di quanto fosse mai accaduto, ha insegnato dalla cattedra della sofferenza il valore della vita e il significato del dolore. Subito dopo la sua morte, avvenuta il 2 aprile 2005, milioni di persone, soprattutto giovani, hanno visitato la Basilica di San Pietro per rendere omaggio alla sua salma: non si era mai vista una cosa simile. G.P.II è stato certamente il Papa più veduto, più fotografato, più teleripreso, più toccato, più tradotto: i suoi libri, venduti a milioni, sono stati pubblicati nelle principali lingue del mondo; ma un Papa è essenzialmente un annunciatore del Vangelo e solo questo egli volle essere nel suo lungo Pontificato. G.P. II è il 264° Papa della Chiesa cattolica, un Papa "venuto da lontano," come egli stesso si presentò la sera del 16 ottobre 1978 , sul loggiato della Basilica Vaticana suscitando subito simpatia con la celebre frase: "non so se posso spiegarmi nella vostra, nostra lingua italiana: se mi sbaglio mi corrigerete". Il segreto del suo carisma profetico sta nel modo in cui lui ,aprendo il suo animo, riusciva a far "vedere" il volto del Signore anche a chi non lo conosceva, anche a chi lo respingeva o negava. Da questo nasce quella "eredità del cuore "che egli ha lasciato e spiega il perchè della straordinaria abbondanza di frutti spirituali che questo Pontificato continua a maturare. In passato non era mai successo che l'eredità di un Papa si manifestasse in maniera così immediata, così visibile e soprattutto con una dimensione così universale, attraversando barriere geografiche e culturali, superando muri ideologici e politici e perfino divisioni religiose. Tantissima gente, sotto le più diverse latitudini della terra, è rimasta colpita o addirittura "contagiata" da come G.P. II ha testimoniato la sua fede in Dio Padre, il Dio dell'amore e della misericordia, da come ha vissuto quotidianamente nel segno della radicalità evangelica e da come ha affrontato con serenità e coraggio tante prove, tante sofferenze e infine la morte. Ed è stata proprio questa testimonianza umana e cristiana a far scoprire un comune punto di riferimento, punto d'incontro e di convergenza, tessendo i fili di una nuova fraternità fra gli uomini di oggi. Ma non è solo questo, naturalmente, il patrimonio lasciato da G:P.II: c'è una nuova immagine di Chiesa, rinnovata profondamente rispetto a come era alla fine degli anni '70, c'è l'avvio di una grande azione evangelizzatrice, rivolta a promuovere un nuovo modo di essere cristiani oggi, di vivere da cristiani nel mondo contemporaneo, senza paura e senza complessi, perchè è qui , nel mondo, che si incrociano le domande dell'uomo e le risposte di Dio . Ripercorriamo a grandi linee le tappe principali della sua biografia: Karol Wojtyla nasce il 18 maggio 1920 a Wadowice, a 50 chilometri da Cracovia, in Polonia, da Karol ed Emilia Kaczorowska. Nel 1938 si trasferisce con il padre a Cracovia per iscriversi alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'antica Università Jagellonica di Cracovia. A Wadowice tra il 1936 e il 1939 aveva anche recitato in diversi spettacoli teatrali e continuò ad interessarsi di teatro anche dopo essere diventato arcivescovo di Cracovia; un'attrice polacca sua antica collega e rimasta buona amica anche dopo l'elezione papale rese una simpatica testimonianza: " era bravissimo come attore, aveva una memoria straordinaria. Ascoltando i suoi discorsi mi rendo conto che non ha dimenticato la tecnica e l'arte degli effetti teatrali. Il teatro ha perso un bravo attore ma la Chiesa ha guadagnato un grandissimo Papa. A 20 anni nel 1940, per evitare la deportazione ai lavori forzati in Germania, trovò lavoro come operaio, prima in una cava di pietra, poi in uno stabilimento della Solvay, come addetto alle caldaie. Nell'ottobre del 1942 entrò nel Seminario di Cracovia per prepararsi al sacerdozio e il 1° novembre 1946 ricevette l'ordinazione sacerdotale nella Cattedrale di Cracovia. Nel 1948 si iscrive all'Università Angelicum di Roma, dove due anni dopo consegue la laurea in filosofia con una tesi su S.Giovanni della Croce. Il 19 luglio 1954 gli viene assegnata la cattedra di Etica nella Facoltà di Filosofia dell'Università Cattolica di Lublino e sarà titolare di tale cattedra per 25 anni. Il 4 luglio 1958 è nominato vescovo ausiliare di Cracovia, nell'ottobre del 1962 si reca a Roma per partecipare ai lavori del Concilio Vaticano II, Il 13 gennaio 1964 è nominato vescovo di Cracovia: ha 43 anni ed è il più giovane vescovo del mondo. Il 28 maggio 1967 riceve la berretta cardinalizia da Paolo VI: ha 47 anni ed è il più giovane cardinale del Sacro Collegio. Il 16 ottobre 1978, dopo tre giorni di conclave e 8 scrutini , viene eletto vescovo di Roma e Pastore della Chiesa Universale. Il 13 maggio 1981 viene gravemente ferito in Piazza S. Pietro dal turco Ali Agca. Il 1° gennaio 2000 inaugura il Grande Giubileo aprendo la Porta Santa della Basilica di S.Pietro. Il 2 aprile 2005 è il giorno della sua morte, avvenuta alle 21,37 nel Palazzo Apostolico Vaticano dopo 27 anni di pontificato, all'età di quasi 85 anni. Il 19 maggio 2005, Bendetto XVI, annuncia l'imminente inizio della causa di beatificazione. La preghiera segnava il ritmo della sua giornata. Prima della messa mattutina, in camera, recitava il Rosario ,prostrato a terra con le braccia aperte a croce, poi le preghiere private, le meditazioni nella cappella e la messa. Prima delle udienze, l'adorazione. Ordinò quasi 3000 sacerdoti e oltre 300 vescovi. Lui stesso battezzava, cresimava, benediceva matrimoni e confessava. I sacramenti erano un elemento importante del suo Pontificato, della sua quotidianità. Il S.Padre ci teneva a conservare quel fedele servizio pastorale, in quanto vescovo di Roma era sacerdote e ci teneva ad esserlo pienamente. Fu lui che cominciò a consacrare i vescovi nella solennità dell'Epifania, a battezzare i bambini nella domenica del Battesimo di Gesù e gli adulti il sabato santo; fu lui a introdurre la tradizione delle consacrazioni sacerdotali nella domenica del Buon Pastore. Non c'erano persone che non volesse incontrare, non risulta che abbia mai rifiutato un colloquio a qualcuno. Le fotografie dell'incontro con Ali Agca, il suo attentatore, fecero il giro di tutto il mondo e furono per il mondo, una testimonianza viva della forza dell'amore e del perdono. Il punto focale di ogni gesto e parola del suo magistero è espresso con forza nel celebre invito rivolto al mondo in uno dei suoi primi discorsi: "non abbiate paura. Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo". La dimensione cristologica del suo pontificato emerge con chiarezza dagli innumerevoli discorsi pronunciati anche nelle areee più periferiche del mondo e dai principali testi del suo magistero:15 esortazioni, 11 costituzioni, e soprattutto 14 encicliche.
La prima enciclica Redemptor Hominis del 1979 delinea l'azione pastorale di G.P. II e contiene affermazioni fondamentali: " Gesù Cristo centro del cosmo e della storia, è la via principale della Chiesa", ma anche l'uomo è la via della Chiesa perchè sulle sue strade essa deve camminare. Le altre encicliche: Dives in misericordia del 1980: parla della misericordia come componente essenziale dell'etica del Vangelo, che va manifestata soprattutto verso i sofferenti, gli infelici e i peccatori. Laborem exsercens del 1981: ribadisce la centralità della persona nel lavoro e nell'impresa e auspica un nuovo ordine sociale fondato sui diritti del lavoratore. Slavorum Apostoli del 1985 ricorda i santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli Slavi. Dominum et vivificantem del 1986, dedicata allo Spirito Santo. Redemptoris Mater del 1987 dedicata alla Vergine, costante punto di riferimento per la Chiesa, per i singoli, per le comunità e per l'umanità intera; il profondo amore del Papa per Maria è senza dubbio un'eredità che gli viene dalla sua terra polacca,ma l'enciclica mostra quantaoquesta devozione è stata in lui biblicamente approfondita nella preghiera e nella vita. Sollecitudo rei socialis del 1987, a 20 anni dalla Popolurum Progressio di Paolo VI, che prende a cuore i temi dello sviluppo e del progresso dei popoli a livello mondiale. Redemptoris missio del 1990 invita la Chiesa a rinnovare l'impegno missionario che rinvigorisce al fede e l'identità cristiana; "La fede si rafforza donandola-afferma-perchè la missione di Cristo affidata alla Chiesa è ben lontana dal suo compimento, anzi è ancora agli inizi. Centesimus Annus del 1991 si sofferma sui temi della moderna economia di impresa, della questione operaia e dello sviluppo economico. Veritatis splendor, del 1993 esamina alcuni aspetti della cultura contemporanea, il rapporto libertà -verità, la separazione dalla morale dalla fede. Evangelium vitae del 1995, ribadisce il valore inviolabile della vita umana "la vita che Dio dona all'uomo è ben più che un esistere nel tempo;è tensione verso una pienezza di vita, è il germe di un 'esistenza che va oltre i limiti stessi del tempo". Ut unum sint del 1995 esprime l'urgenza dell'impegno di restaurare l'unità tra tutti i cristiani. Fides et ratio del 1998, in continuità con Veritatis splendor, afferma che "la fede e la ragione sono come due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la
contemplazione della verità. Ecclesia de Eucaristia del 2003 è la 14° e ultima enciclica e costituisce la cornice spirituale in cui si incastonerà l'Anno dell'Eucarestia aperto il 17 ottobre del 2004 "la Chiesa vive del Cristo eucaristico, da Lui è nutrita, da Lui è illuminata. L'Eucarestia edifica la Chiesa e la Chiesa fa l'Eucarestia".La straordinaria devozione a Maria di G.P. II "preziosa eredità della sua terra polacca",lo aveva portato a scegliere sia per il suo stemma episcopale che per quello papale la lettera M , il motto totus tuus, che esprime il suo pieno affidamento alla Vergine. Innumerevoli dimostrazioni egli ha dato del suo amore a Maria. Al santuario mariano della Mentorella nel Lazio fu il primo pellegrinaggio del suo pontificato; nei suoi viaggi apostolici, non mancava mai di visitare i luoghi mariani. Quando fu ridotto in fin di vita dal proiettile sparato da Ali Agca il 13 maggio 1981, egli non dubitò della protezione di Maria, affermando che fu una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola. Quel proiettile si trova ora incastonato nella corona della vergine di Fatima. L'8 ottobre del 2000 nel giubileo dei vescovi consegnò nelle mani della Madre di Dio il futuro della Chiesa e del mondo con l'"atto di affidamento a Maria". Il 16 ottobre 2002 infine pubblicò la lettera "Rosarium Virginis Mariae" con la quale introdusse nel Rosario che definì "compendio del Vangelo" un elemento nuovo: i misteri della luce, in aggiunta a quelli gaudiosi, dolorosi e gloriosi ,G.P. II è stato profeta ed operatore di pace; è memoria storica il suo forte "no" nei confronti della guerra, e il fiero rifiuto di essa come mezzo per risolvere i problemi internazionali è scolpita nella stupenda preghiera pronunciata in occasione della guerra del Golfo nel gennaio 1991; "Signore della pace e della vita ascolta il grido unanime dei tuoi figli, supplica accorata di tutta l'umanità: mai più la guerra, avventura senza ritorno, spirale di lutti e di violenza. Parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei popoli, ferma la logica della ritorsione e della vendetta, suggerisci con il Tuo Spirito soluzioni nuove, gesti generosi e onorevoli, spazi di dialogo e di paziente attesa, più fecondi delle affrettate scadenze della guerra. Concedi al nostro tempo giorni di pace. Mai più la guerra. Amen".Affermando che la pace è un dono di Dio in Gesù Cristo e per questo la preghiera è una parte essenziale nello sforzo per la pace, non esitò a invitare per 3 volte in Assisi (nel 1986, nel 1993 e nel 2002) i capi delle più antiche e grandi religioni del mondo allo scopo di pregare insieme per la pace: un'evento senza precedenti." Per la prima volta nella storia -disse -ci siamo riuniti da ogni parte, chiese cristiane e religioni mondiali, in questo luogo sacro dedicato a S.Francesco per testimoniare davanti al mondo, ciascuno secondo la propria convinzione la qualità trascendente della pace".In quell'occasione formulò inoltre il concetto di "ingerenza umanitaria", secondo il quale i principi di sovranità degli Stati e della non ingerenza nei loro affari interni non devono costituire un paravento dietro il quale si possa torturare e assassinare. Il pontificato di G.P. II sempre improntato al dialogo ed all'apertura ha inoltre dischiuso nuovi orizzonti ecumenici; G.P. II ha mostrato di avere molto a cuore l'impegno per l'unità dei Cristiani, facendo propria la grande svolta ecumenica del Concilio Vaticano II. Molti sono i frutti maturati nel fraterno clima ecumenico creato da G.P.II e culminanti nella Carta ecumenica firmata a Srasburgo il 22 aprile 2001, con la quale le chiese europeee protestanti e ortodosse e le chiese cattoliche si impegnano a costruire insieme il loro futuro e a crescere nella ricerca della piena comunione. Ricordiamo inoltre i generosi gesti compiuti dal S. Padre per riannodare i fili con le Chiese ortodosse: affidò al Patriarca di Costantinopoli , Bartolomeo, le meditazione della Via Crucis al Colosseo, il Venerdì Santo del 1994, la consegna della icona della Madre di Dio di Kazan al Patriarca di Mosca Alessio II nel 2004, il dono delle reliquie di S.Giovanni Crisostomo al Patriarca di Costantinopoli, Tuttavia i suoi gesti e la sua calorosa apertura non sono riusciti a mitigare la rigidità di alcune chiese ortodosse che, non più soffocate dal comunismo, mal sopportano la presenza attiva dei cattolici nei loro territori. Ma la novità assoluta e dirompente dell'apertura ecumenica di Papa W. , è stata proprio la dichiarazione nell'enciclica Ut unum sint, di essere disposto a rivedere alcune forme di esercizio del primato (considerato l'ostacolo più grande nel cammino ecumenico) poiché riconosce che oltre alle divergenze dottrinali pesano incomprensioni e pregiudizi ereditati dal passato, giungendo alla conclusione che il cammino ecumenico non è frutto di compromessi dottrinali, ma deve fondarsi sulla conversione dei cuori e sulla preghiera, indispensabili per superare le antiche incomprensioni.G.P.II ha favorito il dialogo fra le varie religioni e culture non solo con le parole, che pure sono necessarie, ma anche con gesti dirompenti di valore assoluto, tra questi la storica visita alla Sinagoga di Roma il 13 aprile 1986, un incontro che egli stesso definì: "una realtà e un simbolo". Il tragitto dal Vaticano al Tempio ebraico, poche centinaia di metri, fu in realtà il più lungo che un Papa potesse compire dopo secoli di mentalità antisemita; storiche le parole rivolte da G.P.II ai presenti, chiamandoli amici e fratelli maggiori.
Ed è indimenticabile l 'immagine del Papa a Gerusalemme quando il 26 marzo 2000, durante il pellegrinaggio in Terra Santa, si avvicinò al Muro del Pianto per inserire nella fessura tra due pietre il foglio della Sua preghiera, secondo la tradizione del popolo ebraico. Un gesto inaudito con cui il Papa si faceva ebreo tra gli ebrei: con quel foglietto questo grande Pontefice aveva piantato un seme di fraternità fra le due religioni. Il Papa che per primo è entrato in una Sinagoga è stato anche il Papa che per primo è entrato in una Moschea; l'evento inimmaginabile avvenne in Siria a Damasco, il 6 maggio 2001, durante il pellegrinaggio sulle orme di S. Paolo: nell'incantevole Moschea degli Omayyadi si celebrava il memoriale di Giovanni Battista. Il Gran Mufti che lo accolse dichiarò: "non avrei mai immaginato di accoglierla un giorno in questa nostra Moschea: è un fatto che va oltre la storia cui siamo abituati e che porterà frutti di pace",Tutti i giornali del mondo mostrarono il Papa nella Moschea a piedi scalzi che si soffermava in silenzio per alcuni minuti. "Bisogna fare ogni sforzo per presentare le nostre due religioni non in opposizione, come è accaduto fin troppo nel passato, ma in collaborazione".Egli dichiarò. Con G.P. II la Chiesa si è tenuta lontana da atteggiamenti di contrapposizione o di guerra santa con il mondo islamico, soprattutto dopo il tragico attacco terroristico alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001, a proposito del quale egli affermò con vigore che " mai le vie della violenza conducono a vere soluzioni dei problemi dell'umanità". Un altro aspetto della novità del magistero di G.P. II è la sua considerazione per la dignità della donna e la gratitudine che egli esprime nei confronti della figura femminile nel suo documento Mulieris digìnitatem del 1988. Non era mai accaduto nella storia della Chiesa che un Papa riservasse un intero testo alle donne, scritto dalla parte delle donne, in cui egli mostra la presenza femminile nei Vangeli come una strada da percorrere: "Cristo parla con le donne delle cose di Dio ed esse le comprendono, ai piedi della Croce si trovano le donne, esse sono state le prime presso la tomba, le prime a trovarla vuota, le prime a ricevere la notizia della Resurrezione".Tra i tanti grazie rivolti dal Papa alla donna, come madre, sposa, figlia, sorella, lavoratrice, consacrata, ne troviamo uno davvero inedito "grazie a te donna per il fatto stesso che sei donna. Con la percezione che è propria della tua femminilità, tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani".E' nota a tutti inoltre la particolare predilezione di G.P. II per i giovani, che egli definì "sentinelle del mattino"; si confidava con loro, li abbracciava senza curarsi troppo del cerimoniale, si univa ai loro cori, volle che in ogni suo viaggio apostolico ci fosse uno speciale incontro con loro; anzi dal 1986 invitò i giovani di tutto il mondo alle Giornate Mondiali della Gioventù che ad anni alterni vengono celebrate la Domenica delle Palme nelle chiese locali e a livello mondiale, con incontri nei vari continenti. Questi raduni biennali, noti come GMG, vanno ricordati anche per l'enorme impatto mediatico registrato in ogni parte del mondo, Buenos Aires nel 1987 fu la prima, poi ci furono Santiago di Compostela, Cestocowa, Denver, Manila, Parigi, Roma (Tor vergata nel 2000), Toronto, Colonia.G.P. II, scegliendo i giovani come interlocutori privilegiati, non li ha blanditi ne ingannati, annacquando o edulcorando il messaggio evangelico, ma anzi ha indicato loro mete impegnative, invitandoli a tenere lo sguardo fisso su Cristo e a ripartire da lui.Ha indicato in Cristo l'unica sorgente della vera felicità. " E' lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate, è lui la bellezza che tanto vi attrae, è lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso, è lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita, è lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. Grande predilezione e sollecitudine G.P. II ha dimostrato anche nei confronti della famiglia; la sua pastorale familiare non è mai improntata a giudizi severi anche di fronte alle famiglie disfatte, ma piuttosto a immettere la luce della parola di Dio e della sua misericordia anche nelle pieghe di tanti drammi umani. Non possiamo dimenticare i quattro incontri delle famiglie da lui fortemente voluti: a Roma, a Rio de Janeiro, di nuovo a Roma nel 2000, a Manila, nei quali invitava le famiglie ad essere fonte di vita, a non avere paura della vita. Con Papa G.P. II la famiglia allarga il suo orizzonte antropologico e diventa patrimonio dell'umanità. G.P.II ha collezionato molti record, in riferimento alle tante novità introdotte lungo i 27 anni del suo pontificato: è stato il primo Papa slavo, il primo a mandare nel ripostiglio la sedia gestatoria, a lasciare il Vaticano per sciare sulle piste abruzzesi, ad annunciare personalmente un suo ricovero in ospedale, il primo ad entrare in una Sinagoga e in una Moschea, a radunare i capi religiosi del mondo ad Assisi, a farsi aiutare da un primate anglicano e da un arcivescovo ortodosso nell'apertura della Porta Santa, ad inventare il GMG e gli incontri internazionali delle famiglie, a indossare i tipici costumi delle nazioni visitate sopra la veste bianca, a fare conferenze stampa durante i voli internazionali, a ricevere in udienza un capo dell'Unione Sovietica, a tenere un discorso ai giovani islamici di Casablanca, ad assistere a una partita di calcio allo stadio Olimpico. E' stato anche il primo a chiedere pubblicamente perdono il 2 marzo 2000 per le divisioni tra i cristiani, per l'uso della violenza che alcuni di essi hanno fatto nell'esercizio per la verità, per gli atteggiamenti di diffidenza ed ostilità assunti talora verso i seguaci di altre religioni. Ma il Papa dei "Mea culpa" è stato anche quello che più di ogni altro ha esaltato la santità della Chiesa, proclamando 482 nuovi santi e 1338 beati. Da solo ha compiuto più viaggi di tutti i suoi predecessori: 104 viaggi internazionali e 146 in Italia, 129 nazioni raggiunte; ha visitato inoltre 301 delle 332 parrocchie della sua diocesi. Già solo questi numeri danno l'idea delle fatiche apostoliche di questo instancabile pontefice; il tema dominante delle sue visite è stato quello della nuova evangelizzazione. Più di una volta si trovò in ambienti diffidenti, di fronte a gruppi politicizzati, a capi di regime autoritari, a interlocutori altezzosi. Ma per questo atleta di Dio gli ostacoli erano fatti per essere superati. Egli voleva essere vicino a tutti per non perdere nessuna occasione di annunciare la buona novella, andava nelle metropoli come negli sperduti villaggi, sottolineava che era importante raggiungere ogni persona, era importante che il Papa fosse in quei luoghi dai quali le persone non sempre potevano venire da lui, voleva che vedessero e sentissero il suo sostegno. Fu così per i viaggi in Africa, in Libano, a Cuba e con la visita a Sarajevo. Con la sua presenza diceva: "non abbiate paura. Sono con voi.Cristo è con voi". Le parole di Paolo "completo nella carne ciò che manca ai patimenti di Cristo" si sono avverate anche nella persona di G.P.II, e per lui il servizio alla Chiesa passò anche attraverso la sofferenza. Il magistero della sofferenza si intensifica fino a diventare, negli ultimi giorni ,evento mediatico di fronte al quale nessuno potè restare indifferente. Prima erano state le sue parole a comunicare il Vangelo, ora era il suo corpo, piegato dal male, a farsi profezia, testimonianza. Lo compresero bene i milioni di pellegrini, soprattutto giovani ,venuti da ogni parte del mondo per confortarlo nell'agonia e sostare poi davanti alla salma. Dalla cattedra della sofferenza , il Papa morente aveva trasformato quell'immenso pellegrinaggio in una intensa esperienza di fede. Completata la sua missione di pastore universale si avviava in pace verso l'ultimo grande viaggio: verso la casa del Padre: sulle labbra il suo definitivo Amen: erano le 21,37 di sabato 2 aprile 2005.